lunedì 17 giugno 2013

I Tarocchi Crowley-Harris




Alcuni post fa vi ho parlato di Crowley, e dei suoi Tarocchi.

Ora vorrei allacciandomi al nuovo post di LadyGhost sul Matto, continuare a parlarvi dei tarocchi Crowley.



Sull’onda della moda rinascimentale, i Tarocchi erano divenuti un vero e proprio strumento di conoscenza occulta, quale ultima testimonianza di un perduto libro della rivelazione che il dio egizio Thoth aveva offerto all’umanità con l’intento di illustrarvi il cammino della realizzazione spirituale. Ciascuna carta assume la funzione di ambigua lettera di un alfabeto cabalistico, il cui mistero soltanto un intuito predisposto all’imperscrutabile riesce a penetrare.


Court de Gobelin (1725-1784), affascinato dai geroglifici egizi, attribuì la diffusione delle carte ai Gitani provenienti dal sud del mondo, nella sua opera monumentale dal titolo “Le Monde Primitif analysé et comparé avec le monde moderne”.

Alphons Louis Constant (1816-1875) meglio noto con l’appellativo iniziatico di Eliphas Levi Zahed, ne sostenne la derivazione ebraico-cabalistica. Insieme con Kenneth Mackenzie aveva progettato un nuovo mazzo da ricostituire globalmente secondo i principi del suo “Dogma” e “Rituale dell’Alta Magia”, del quale mazzo però ci sono rimaste solamente le descrizioni dei Trionfi denominati “Il Carro” ed “Il Diavolo”.


Oswald Wirth, discepolo di Stanislas de Guaita, disegnò un originale gruppo di Tarocchi, dando alle stampe nel 1927, uno dei testi ancor oggi tra i più importanti sull’argomento: “Le Tarot des Imagiers du Moyen Age”.



La decorazione dei Tarocchi Del Libro di Thot, sarebbe stata disegnata da Crowley e dipinta da Frieda Harris, nell’intenzione originaria di correggere ed adattare alla Nuova Era il classico tarocco medioevale lungo linee più esoteriche. Il progetto iniziale però crebbe a tal punto da pervenire ad una completa ristrutturazione dello stesso simbolismo pittorico, ed a una audace, ma brillante revisione del concetto tradizionale dell’antica Sapienza..


Ma vediamo un momento qualcosa di più su Lady Harris




Marguerit Frieda Bloxam nacque a Londra nel 1877 e morì in India nel 1962.


Sposò a 24 anni Sir Percey Alfred Harris, un uomo politico stimato membro del Parlamento Britannico e amico di Crowley.


Fin da giovane iniziò ad occuparsi di ricerca spirituale cercando di unirlo alla suo lavoro di artista. Nel 1937, conobbe Crowley, rimanendone affascinata, attratta soprattutto dal carisma naturale che lo contraddistingueva. Qualche anno dopo tra i due iniziò una collaborazione proficua nella creazione dei Tarocchi di Thoth secondo la visione magica del Grande Maestro Crowley.


Durante la creazione delle Carte ella scrisse:


“I Tarocchi potrebbero essere descritti come Il Libro illustrato di Dio e possono essere legati ad un celestiale gioco a scacchi, essendo le carte i pezzi che vanno mossi secondo la legge del loro ordine su di un piano squadrato dai quattro elementi”.


La creazione delle carte durò dal 1938 al 1942, purtroppo di lei non si sa molto oltre al fatto che fosse un membro dell’A.A [Ordine della Stella d'Argento (Argenteum Astrum)].




Da certe lettere epistolari della Harris indirizzate a Crowley, si viene a conoscenza del fatto che Lei si considerava guidata dal Santo Angelo Custode nel riprodurre le decorazioni nella maniera migliore. Temeva di essere rimproverata per essere giunta all’esaurimento del suo implacabile lavoro sul mazzo dei Tarocchi senza risultati apprezzabili. Crowley le rispose che, se non fosse stato per lei e proprio in virtù di quell’innegabile genio artistico dimostratogli, non si sarebbe lasciato coinvolgere così profondamente in un procedimento apparentemente interminabile di ricreazione e formulazione di una nuova veste estetica per le carte tradizionali e soprattutto le dichiarò che lei era riuscita a realizzare ogni singolo disegno quasi fosse un capolavoro unico. Il risultato, infine emersone, sarebbe consistito in un ampliamento di coscienza ed in una più matura e definitiva consapevolezza iniziatica da entrambe le parti. Eppure né Crowley, né Lady Harris, finché furono in vita, si diedero molto da fare per diffondere il frutto agognato della loro laboriosa rielaborazione del classico gioco dei Tarocchi.


Nel 1944, le carte furono pubblicate unitamente a “Il Libro di Thoth” in una edizione limitata a soli duecento esemplari.

Rimasta vedova nel 1952 Frieda Harris trascorse l’ultimo decennio della sua vita in India. Dopo la sua morte, gli originali e i diritti sono stati donati dai suoi eredi al Warburg Institute di Londra. E per alcuni, queste carte dovrebbero portare solo il suo nome e chiamarsi i Tarocchi di Frieda Harris. Nel 1969 se ne sentì parlare diffusamente, in quanto il Maggiore Grady Louis McMurtry (1918-1985), membro della “Loggia Agapé”, dissoltasi nel 1953, nel riorganizzare amministrativamente l’Ordo Templo Orientis statunitense, reclamò i diritti di pubblicazione di quelli che venivano ordinariamente definiti i “Tarocchi di Crowley”. McMurtry aveva contribuito ad aiutare Aleister Crowley in quella prima edizione (1944) del “Book of Thoth”, limitata a soli duecento esemplari. La qualità tipografica di quelle riproduzioni fu piuttosto povera, priva dell’eccellente chiarezza e del nitido dettaglio degli originali che soltanto una stampa precisa e attenta all’integrità della decorazione poteva rendere alla perfezione.


Grazie al loro sforzo magico e artistico il Libro di Thot, è ancora oggi un’opera incredibilmente moderna ma capace di introdurre l’osservatore in un mondo meraviglioso. Ogni figura, secondo Crowley, è una “rappresentazione pittorica delle forze naturali così come erano concepite dagli antichi secondo un simbolismo convenzionale”



Mise molta pazienza e passione lavorando sulle bozze di Aleister Crowley, seguendo attentamente e dettagliatamente le descrizioni verbali cercando anche di leggere tra le righe delle decorazioni classiche più antiche. Si dice che arrivò a dipingere ogni carta almeno sette volte prima di trovare la forma perfetta. In verità, a parte l’eccezione (quasi sicuramente voluta) delle tre versioni del Mago, non si conoscono raffigurazioni multiple tra gli originali della Harris.


Quando nel 1986 Wener Ganser del Warburg Institute di Londra ricevette l’incarico della riedizione del Libro di Thot, si accorse che, invece di essere settantotto, come ci si sarebbe aspettati di norma, i disegni depositati erano ottanta. Si interpretò la presenza delle due carte soprannumerarie, ed apparentemente superflue, collegandole ai Re Magi della stella di Betlemme, ovvero alla trinità alchemica di Nigredo, Albedo e Rubedo, ma si sarebbe potuto fare riferimento anche all’allegoria tizianesca della Prudenza, o altro.




Nel 1989, diversi anni dopo la pubblicazione dei Tarocchi di Crowley, l’esoterista Harald Shulz-Theiler, nel suo libro  “Judas und sein Sohn Ger” (Jason, Munster, 1989) ne deduce la presenza, (a dire il vero) invisibile, delle due carte del Mago contenute in alcune versioni del Libro di Thot. Questa osservazione naturalmente rivestì un notevole interesse. Questa osservazione naturalmente riveste un notevole interesse, anche se andrebbe più propriamente riferita forse al Matto, la carta numero zero, giusto per completare la serie dei cosiddetti “tre giorni folli” del calendario occulto.



L’apparizione delle due carte invisibili agli inizi dell’Era dell’Acquario è di una rilevanza stupefacente considerando che in quest’epoca avvengono scoperte cose che fino ad all’ora erano ritenute impossibili o nascoste.



Resta comunque da capire il perché di un tale messaggio e soprattutto perché sarebbe stato affiancato alla simbologia del Bagatto. Da un punto di vista strettamente cabalistico, andrebbe contemplato come le forme dell’eterno rimangano di per sé invisibili nell’En Sof, appunto lo zero, ed in tutte le nostre immagini si esprima soltanto il desiderio di intuire l’ombra di quanto risiede al di là del comprensibile. L’uno, Kether, risulta essere l’uomo più vicino alla perfezione, il tre raffigura la trinità o il triangolo.



Il Bagatto della collezione milanese Visconti Sforza, del XV secolo, rappresenta un prestigiatore in abiti signorili seduto su un tavolo su cui si trovano gli strumenti della sua spettacolare esibizione di fantasia e manipolazione, illusione e abilità. Nelle carte coeve di Ferrara, attribuite al Mantenga, si tratta di un orafo artigiano con il suo apprendista ed un fuoco, la fiamma della creatività, a significare la capacità di concentrazione. 



La serie parigina di Etteilla risalente al 1870, raffigura il mago con barba, mantello ed un cappello particolare; il tavolo che gli sta dinanzi è coperto da una tovaglia verde con sopra vari accessori. E’ riferito al numero 15, alla negatività, alla malinconia ed alla dispersione dell’energia. Wirth, nel 1888, associa al Bateleur, con in testa un cappello la cui tesa, a forma di otto rovesciato, rimanda all’infinito, la coppa, il pentacolo, la bacchetta, e la spada, simboli della teurgia tradizionale, suggerendo il principio dell’autodeterminazione su se stessi e dell’intervento sul mondo eterno. I Tarocchi ispirati all’Egitto comparsi a Parigi alla fine dell’Ottocento, ripropongono un dignitario di fronte ad una pietra cubica, a riprova della perfezione umana e del dominio sugli elementi naturali. Anche sul capo de l’Escamoteur di Papus, nel 1909, compare un segno di lemniscata: in riferimento alla lettera ebraica Aleph, a Osiride, ad Adamo, al Padre, all’Uomo, alla Terra, all’essenza divina. Nel mazzo londinese Rider-Waite, del 1910, c’è ancora il segno dell’infinito come aureola di un giovane vestito di bianco e con un manto rosso, circondato dai fiori della purezza, nell’atto di invocare le forze celesti per convogliarle sulla terra.

Per ulteriori informazioni vi rimando al post di LadyGhosth sul Bagatto dove troverete molto di più rispetto a queste poche informazioni sommarie.

Per Crowley “The Juggler”, la carta numero uno, rappresenta invece Mercurio dai piedi alati, alle spalle il caduceo, insieme con la scimmia sacra a Thoth.



Negli altri due disegni della Harris, relativi sempre al Mago, qualcosa cambia: in un caso, la posizione del corpo e delle braccia rimanda nettamente alla svastica, l’antico emblema della croce con cui si rappresenta il Sole ed il vortice della creazione, mentre, nell’altro caso, il caduceo diviene l’organo sessuale di una figura molto statica, circondata dalle varie simbologie della Forza e dell’irradiazione, della Volontà e dell’eterno movimento, del principio creatore e del dominio sugli elementi.





 “Con il Bastone Egli crea, con la Coppa Egli conserva, Con il Pugnale Egli distrugge, con la Moneta Egli redime” (“Liber Magi” 7-10).



 “Questa carta – scrive il Maestro ne “Il Libro di Thoth” – è riferita alla lettera Beth, che indica la casa, ed è attribuita al pianeta Mercurio…Il titolo francese di questa carta nel mazzo medioevale è Le Bateleur, il portatore di Baton (Variante Le Pagad…PChD, terrore (specialmente panico), un titolo di Geburah…membrum virile. Per analogia araba, PAChD, generatore di terrore, valore 93! Pagoda, monumento fallico: similare e ugualmente acconcio”.






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